Roma Criminale

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di Antonio Turco e Salvatore Buccafusca
regia Antonio Turco
con Renzo Danesi, Tamara Boccia, Angelo Calabria, Giovanni Arcuri, Giorgio Carosi, Massimo Tata


Una frase " ho ammazzato Pasolini". Una risposta " Sti cazzi". Il buio. Una immagine da "minori banditi", una camerata con tanti letti. Un signore in giacca, gilet, camicia e cravatta. "Tutto cominciò da lì, dalla morte di Pasolini". "Così mi hanno detto".

Due figure, un uomo e una donna emergono dal nulla, dal buio che viene illuminato dall'idroscalo di Ostia. Si sovrappongono immagini di giovani extraparlamentari in lotta con carabinieri e poliziotti, della Renault in cui c'è il cadavere di Moro, dal corteo che si ferma davanti al corpo di Giorgiana Masi, dalla figura del poliziotto che spara ad altezza d'uomo. Inizia un lungo dialogo. I due racconteranno quella storia. La donna con risentimento verso l'uomo, Renatino che spiegherà tutti i passaggi. Da Casal del Marmo dove sono stati tutti, alle borgate che diventavano quartieri dormitorio, a Campo de Fiori e Trastevere che diventavano zona di spaccio e dove gli abitanti vendevano le case a quattro soldi ai palazzinari, all'arrivo dei marsigliesi e poi alla morte di franchino il criminale, allo slogan "pijamose Roma", alla cena di Valmelaina, ai pesciaroli.

Parlerà di Diva d'Assia e del motivo per cui è morto Franchino e poi c'è stata la vendetta dei Proietti e la morte di Frank Giuseppucci. Poi arriverà a parlare del sodalizio con la camorra e della morte di Nicolino e poi parlerà del rapporto con la mafia corleonese di Pippo Calò. Qui interviene l'uomo in giacca che spiega i rapporti tra mafia e bandaccia. Lo fa guardando Renatino. E poi, mentre c'è la musica dei Pink Floyd a tutta callara di fronte al carcere, giunge la notizia che è morto Danilo che da solo è andato ad ammazzà er banchiere Ambrosoli del Banco Ambrosiano e l'hanno sparato ed è morto pure lui. Interviene ancora l'uomo in giacca che presenta Renatino. " Uno solo poteva fa er capo. Sapeva tutto quello che c'era da sapere. Renatino viene coperto con un lenzuolo nero dalla donna. " E' morto per l'invidia. Lui era il principe. Il principe. Non l'imperatore. Perché Roma nun vuole capi”.


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