Le donne del commendatore

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di Stefania Ventura
regia Gino Matrunola
con Stefania Ventura


Nel testo teatrale “Le donne del commendatore “ si focalizzano i personaggi femminili dei copioni scritti da Eduardo Scarpetta nei primi del ‘ 900 fino ad arrivare alle donne degli anni 40/50 dei Fratelli De Fiippo (Titina, Peppino ed Eduardo ), la scrittura prende spunto da “l’amico di papà di Scarpetta – Quaranta ma non li dimostra” di P. De filippo, “Ma c’è papà” di T. e P. De filippo, “La fortuna di nascere a Napoli” di L. De filippo e “Natale in casa Cupiello” di E. De Filippo.

A condurre il gioco/dialogo immaginifico è un bizzarro personaggio femminile napoletano degli anni ‘80 (ragazza dei bassi napoletani che aspira al successo mediatico), creato dalla penna dell’ultimo erede della dinastia Scarpetta/De Filippo: Luigi De Filippo. Nel gioco teatrale i personaggi fuoriescono dai loro copioni originali e non parlano più con le parole dei loro autori, ma in una forma di ribellione, rispetto alla vita difficile che hanno condotto nei copioni originali, raccontano a parole proprie i loro disagi e desidererebbero fossero cambiati i finali delle commedie a cui appartengono.

Da Scarpetta ai fratelli De Filippo, gli autori, osservano le dinamiche psicologiche, che muovono l’agire e l’essere delle donne nel loro mondo contemporaneo: inevitabilmente hanno assunto un punto di vista maschilista, rispecchiando, in un certo senso, quello che era il sentire comune nel ventennio fascista: la donna era ‘fissata’ nello spazio limitante delle quattro mura domestiche, nel suo ruolo di sposa e madre esemplare, angelo del focolare, cui erano preclusi ‘altri varchi’, altre uscite nel mondo. Nel secondo dopo guerra i personaggi femminili sono donne leggermente più forti, che ‘appaiono deboli agli occhi del familiari maschi soltanto perché, a differenza del maschio, si mettono continuamente in gioco: non vogliono rinunciare a quei turbamenti, a quelle incertezze, alle sensibilità, a tutte quelle peculiarità che marcano la loro profonda differenza. Donne mature che sanno rinunciare, se necessario per l’equilibrio del loro microcosmo familiare, oltre che all’amore, all’assunzione di un ‘punto di vista’ meramente femminista, al loro pieno potere.


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